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Le origini del Giardino Zoologico vanno ricercate nei sontuosissimi
parchi creati dagli antichi re assiri, babilonesi, persiani,
egiziani, a scopo di lusso e di ornamento delle rispettive reggie.
Sculture e pitture a noi pervenute da quelle antiche civiltà
ci mostrano come lo sport favorito dei re assiri fosse la caccia
alle grandi fiere e specialmente al leone. In numerosi bassorilievi
vediamo il biblico Sardanapalo raffigurato nell'atto di colpire
un leone stando a cavallo, o combattendo corpo a corpo con questo.
La passione per simile sport determinava la costituzione di
grandi parchi per raccogliervi le belve riservate alla caccia.
Zilostrato e Ammiano ci informano poi come anche i re e i satrapi
della Persia avessero grandi parchi per animali feroci, dei
quali spesso facevano doni. Grandi cacciatori di belve erano
altresì gli egiziani, le cui terre erano specialmente
infestate da numerose fiere.
Le cronache antiche ricordano Amenhotep II che nei primi dieci
anni di regno uccise 200 leoni!
I parchi ,dei Faraoni assunsero grandi estensioni e in sculture
e pitture egiziane troviamo rappresentate le modalità
della caccia per catturare gli animali vivi che generalmente
prendevasi al laccio, oppure con la boIa. |
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In tempi remoti l'Italia vide i primi animali
esotici nei serragli ambulanti dei sacerdoti di Cilbele e di Iside,
venuti dall'Egitto e dalla Grecia e nei circulatores, esibitori
di bestie feroci. Di questi rimase celebre lo schiavo Androclo che
seco recava un leone, tenuto a guinzaglio: il famoso leone da lui
guarito di una spina che gli si era conficcata in un zampa e che
perciò si era a lui avvinto da gratitudine!
I romani peraltro non conobbero le belve che nel 273 a.C. quando
furono inviati in Roma quattro elefanti conquistati dal Console
Curio Dentato alla battaglia di Taranto, nella guerra contro Pirro,
Re dell'Epiro, e dei quali i romani ignoravano perfino il nome,
tanto da chiamarli lucanas boves, dalla località in
cui erano stati catturati. Dieci anni più tardi però
Lucio Cecilio Metello, reduce dalla Sicilia, dopo la vittoria di
Panormo contro i carta;ginesi ne recava a Roma ben 142, i quali,
dopo aver figurato nel suo trionfo, furono uccisi dai legionari
nel Circo Massimo.
D'allora sorse nei romani l'entusiasmo per gli spettacoli venatori,
onde Marco Fulvio Nobiliore, il vincitore di Etolia, nel 186 a.C.,
sciogliendo un voto fatto nella guerra, offriva al popolo, nel trionfo,
una grande caccia al Circo, per la quale adunava così gran
numero di leoni, di pantere e di altre belve africane che lo spettacolo,
come afferma Tito Livio, nulla ebbe da invidiare a quelli dati in
seguito da Augusto. Lo stesso storico narra che nelle feste dell'anno
168 a.C. promosse dagli edili curuli Nasica e Lentulo, presero parte
"sexaginta tres africanos et quadraginta ursos et elephantes"
Peraltro generalmente si cacciavano capri, cervi, cinghiali, orsi,
bufali, provenienti dalle Puglie, dall'Appennino, dalle Paludi Pontine.
La passione dei giuochi venatori finì per non aver limiti.
Scevola, nella sua edilità, dava la caccia di molti leoni
e Silla celebrava la pretura da lui ottenuta con altra caccia, nella
quale erano esposti cento leoni, che sull'arena del Circo erano
uccisi da abilissimi arcieri, inviati a tale scopo dall'Africa dal
Re Bocco.
Quando la potenza della Repubblica si estese alle più lontane
regioni del mondo conosciuto, e cioè nell'ultimo mezzo secolo
a.C., gli spettacoli venatori assunsero una imponenza meravigliosa,
figurando in essi animali sempre più rari e al popolo sconosciuti.
Nei giuochi dati da Scauro per la sua edilità, oltre 150
belve africane comparvero nel Circo e con esse - come ricorda Plinio
- due specie di mostri del Nilo, fino allora mai visti: un ippopotamo
e cinque coccodrilli: in quelle date da Pompeo, per festeggiare
la dedicazione del suo teatro, venivano uccisi in cinque giorni
- come sappiamo da Dione - 500 leoni e, nell'ultimo giorno, 18 elefanti:
Plinio aggiunge che gli elefanti, attaccati dai legionari, erano
divenuti feroci e più volte tentarono di irrompere sul popolo.
A questo spettacolo concorse un altro animale fino allora sconosciuto:
il rinoceronte, che Cicerone segnala nelle sue lettere.
Cesare, dieci anni dopo, dedicando il suo Foro e il tempio di Venere
Genitrice, volle superare il suo emulo nella grandiosità
delle cacce offerte al popolo e - come afferma Svetonio - mostrava
allora un animale che destava l'universale meraviglia: un cameleopardalis,
cioè la giraffa, chiamata così dalle caratteristiche
del suo pelame.
Lo spettacolo fu quanto mai superbo, specialmente per la caccia
data a 20 elefanti, nella quale misuravansi 500 fanti e 300 cavalli.
Nell'occasione Cesare, per rendere più sicuri gli spettatori,
faceva scavare lungo il podio del Circo un canale pieno d'acqua
corrente.
Non è possibile tener conto di tutti gli spettacoli venatori
offerti d'allora al popolo di Roma. Ricorderemo soltanto che 11
anni a.C. vi comparve la tigre, animale che a Varrone sembrava imprendibile
per la sua ferocia, ma che, al contrario, figurava più tardi
nei giuochi anche addomesticata. Sotto l'impero di Augusto, che
specialmente deliziavasi di questi spettacoli, furono uccise nei
giuochi da lui dati, come afferma Aurelio Vittore, non meno di 3500
fiere.
Durante l'impero la passione dei giuochi venatori crebbe a tal punto
oche tutti gli imperatori, per accattivarsi il favore popolare,
si fecero un dovere di renderli sempre più sontuosi, essendo
i giuochi divenuti ufficio della Corona, donde sorse la necessità
di costruire enormi reparti, nei quali così gran numero di
animali potesse essere raccolto, allevato e addomesticato. Roma
ebbe perciò il Vivarium, detto così perché
conteneva animali vivi. Sorse fuori porta Prenestina (Maggiore)
e ci viene ricordato da Procopio, perché ,da questo luogo
Vitige, nel 537 d.C. dava l'assalto alle mura di Roma.
Il Vivarium comprendeva celle per animali feroci e campi
e selve per cervi ed antilopi; era un vero e proprio Giardino Zoologico,
di proporzioni grandiose. Pare che un altro Vivarium, per
la scuola dei bestiari, si trovasse anche al Celio, presso l'Anfiteatro
Flavio, e precisamente sull'area della Chiesa dei SS. Giovanni e
Paolo. A fianco di questi serragli esistevano in Roma e nei dintorni
grandi parchi zoologici.
Vasti recinti per gli elefanti erano nella pianura boscosa di Ardea
a 6 Km. dal mare, dove si conducevano direttamente gli animali dall'Africa;
altri recinti similari erano a Tibur (Tivoli) e altrove pascoli
per antilopi, onagri, struzzi, ecc.
Né mancavano piccoli serragli nei giardini imperiali, destinati
a raccogliere collezioni di animali esotici, fra i quali rimase
celebre quello di Nerone al Palatino.
Possedere nelle loro ville serragli di fiere, era poi una manifestazione
di lusso per le grandi famiglie patrizie per dare cacce e spettacoli
in occasione di avvenimenti privati, matrimoni, funerali, ecc. Gli
animali esotici avevano del resto un grande valore venale, come
possiamo arguire da Giovenale, cosa del resto spiegabile, date le
grandi spese che richiedevano le cacce e il trasporto. Malgrado
ciò, la moda di tenere serragli era tanto diffusa che gli
edili dovettero intervenire con un decreto per disciplinarla in
modo che gli animali raccolti non potessero nuocere. Cicerone, quando
era proconsole in Celicia nell'Asia Minore, era più volte
sollecitato dall'amico Celio, Questore di Roma, a procurargli delle
pantere, considerando cosa vergognosa per lui non poter ottenere
quello che Curione aveva avuto da Patisco!
Date queste necessità di carattere pratico sociale è
facile immaginare quale vastità dovesse avere il Vivarium
imperiale per raccogliere 1'enorme numero di animali richiesti per
i pubblici giuochi.
Si trattava spesso di più migliaia di soggetti delle specie
più varie.
Il Loisel, valendosi dei racconti degli storici,
ricostruisce la consistenza del Vivarium dei diversi imperatori
nel modo seguente:
Vivarium di Augusto: Dicemmo come
Augusto durante ,gli ultimi anni del suo impero (dal 29 al 14 a.C.)
avesse tratto dal suo serraglio non meno di 3500 animali. Questo
complesso cospicuo di bestie esotiche si ripartiva in:
a) 400 tigri, di cui una addomesticata, a lui
donata durante il viaggio a Samo (Plinio VIIl 25);
b) 260 leoni;
c) 600 bestie africane (pantere, leopardi ed altri carnivori);
d) 1 rinoceronte;
e) 1 ippopotamo (il primo animale di questa specie comparso in Roma
e per il quale Augusto faceva scavare uno speciale bacino);
I) 36 coccodrilli;
g) un numero imprecisato di elefanti, orsi, foche, aquile, oltre
un serpente lungo 50 cubiti (circa 25 m.) che Augusto faceva esporre
nel Comizio, presso il Foro.
Augusto era un grande cultore di storia naturale;
egli non solo amava ,di avere una ricca collezione di uccelli, ma
aveva raccomandato ai romani destinati a viaggi in paesi lontani,
di informarlo di tutte le curiosità che avessero incontrato.
Per gli altri imperatori ecco sommariamente la consistenza del Vivarium,
di cui si ha notizia:
Vivarium di Caligola (37-41 d.C.) 400 bestie africane, 400
orsi e cammelli.
Vivarium di Claudio (41-54 d.C.) 4 tigri addomesticate, 300
bestie africane e 300 orsi.
Vivarium di Nerone (54-68 d.C.) 300 leoni, 400 orsi, alcuni
elefanti.
Vivarium di Tito (77-81 d.C.) 5000 bestie selvagge, 4000
animali domestici.
Vivarium di Domiziano (81-96 d.C.) 2 rinoceronti bicorni,
1 bisonte, 1 bufalo, leoni, tigri, elefanti, orsi.
Vivarium di Traiano (98-117 d.C.) 11000 fra animali selvaggi
e domestici.
Vivarium di Adriano (117-138 d.C.) 1000 bestie feroci, fra
le quali 100 leoni e 100 leonesse.
Vivarium di Antonino Pio (138-161 d.C.) 100 leoni, 1 strepticeronte,
1 crocata, antilopi, tigri, ippopotami, elefanti.
Vivarium di Commodo (180-193 d.C.) 100 leoni, 100 orsi, 5
ippopotami, 1 giraffa, tigri, 1 rinoceronte, elefanti, struzzi.
Vivarium di Settimio Severo (193-211 d.C.) 700 orsi, leoni,
pantere, onagri, struzzi, bisonti, elefanti.
Vivarium di Caracalla (211-217 d.C.) rinoceronti, zebre,
leoni, fra i quali il famoso leone Acinaces, che Caracalla teneva
a fianco a tavola e perfino in camera da letto.
Vivariumdi Eliogabalo (215-222 d.C.) 51 tigri, leoni, ippopotami,
1 rinoceronte, struzzi, orsi, elefanti, 1 coccodrillo. 10.000 ghiri.
ecc. Lampridio dice che Eliogabalo ,provava specialmente piacere
di avere leoni e leopardi privi delle zanne, ammaestrati da domatori,
animali che faceva improvvisamente comparire nei banchetti per godere
dello spavento dei convitati. Egli divertivasi ad inviare ai parassiti
vasi pieni di serpenti di scorpioni e di altri orribili animali!!!
Vivarium di Alessandro Severo (222-235 d.C.) 10 elefanti.
Notevole poi il gran numero di uccelli. Lampridio afferma che nel
Vivarium vi fossero 20000 colombi oltre pavoni, fagiani, galline,
canarini, che erano la delizia dell'imperatore.
Vivarium di Gordiano I (237 d.C.). Veramente imponente. Comprendeva
1000 orsi, 100 tigri, 100 giraffe, 100 tori di Cipro, 30 onagri,
10 alci, 300 struzzi, caprioli, camosci, cinghiali.
Vivarium di Gordiano II (238-244 d.C.) 60 leoni addomesticati,
10 leoni reali fortissimi, 30 leopardi addomesticati, 10 tigri,
10 iene, 32 elefanti, 10 alci, 40 cavalli selvaggi, 20 onagri, 10
giraffe, 1 rinoceronte, 1 ippopotamo.
Vivarium di Filippo (248 .d.C.). Per i giuochi millenari
più migliaia di animali furono presentati anfiteatro
Vivarium di Gallieno (260-268 d.C.) e Aureliano (270-276
d.C.). Questi due imperatori curarono molto il Vivarium. Del primo
si ricordano 200 bestie selvagge della Libia addomesticate.
Vivarium di Probo (276-283 d.C.). Questi sopratutto ripopolò
il Vivarium. Vi erano ai suoi tempi 1000 struzzi, 1000 cervi, 1000
cinghiali, 100 leoni, 100 leonesse, 200 leopardi, 300 orsi, giraffe,
camosci, ecc.
Il Vivarium imperiale perdette la sua importanza
quando Valentiniano I (364-375 d.C.) fissava la sua residenza a
Milano. D'allora ci pervennero scarse notizie intorno alla sua consistenza.
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