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COME E' SORTO
IL GIARDINO ZOOLOGICO DI ROMA
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Dal serraglio del Giardino del Lago al Giardino Zoologico
Fra le opere comprese nel Piano Regolatore
di Roma v'era la istituzione di una grande passeggiata pubblica, che,
oltre il Pincio e la già Villa Borghese, avrebbe dovuto comprendere
vasti terreni sulla Flaminia, verso i Parioli. Nel progetto relativo
era prevista la costruzione di un ippodromo, nonché la costruzione
di attrattive diverse, che potessero riuscire convegni graditi alla
cittadinanza ed insieme importanti elementi di educazione e di cultura.
L'idea non ebbe attuazione: ma intanto nella Villa Umberto I, e precisamente
nel Giardino del Lago, si formava un piccolo serraglio costituito
da poche gabbie contenenti animali esotici, che, per quanto si trattasse
di cosa più che modesta, era tuttavia oggetto di viva curiosità
da parte del pubblico. Questa embrionale raccolta zoologica aumentava
gradatamente per frequenti offerte di animali, tanto da richiamare
l'attenzione del Comune sulla possibilità o meno di contenerla
ulteriormente oltre la breve cerchia del Giardino del Lago.
Pertanto la Giunta, nella seduta del 7 dicembre 1907, occupandosi
della questione, si dichiarava disposta a creare in località
adatta della Villa Umberto I un Giardino Zoologico, a condizioni però
che non si venisse con ciò a turbare in alcun modo il classico
tradizionale carattere della Villa.
La proposta di una Società Anonima per la costruzione
ed esercizio del Giardino
In questo stato di cose i sigg. cav. Riccardo Villanis e avv.
Ettore Ferrini, dopo essersi assi curata la cooperazione tecnica
della ditta CarI Hagenbeck di Amburgo, assai nota per il suo Giardino
Zoologico di Stellingen, il 22 febbraio 1908 proponevano al Comune
la istituzione in Roma, mediante costituzione di apposita Società
Anonima di un grande, completo Giardino Zoologico, chiedendo a tale
effetto la concessione di quella zona di Villa Umberto I che si
svolgeva a sinistra del nuovo viale che conduceva ai Parioli, denominata
"La Campagna" e che, sprovvista quasi totalmente di alberi,
priva di qualunque opera d'arte e di qualsiasi edificio, era stata
sempre adibita a scopo esclusivamente agricolo.
In seguito a trattative, il 9 luglio 1908 fra il Comune di Roma
e i Sigg. Villanis e Ferrini si addiveniva ad un compromesso, per
il quale il Comune, dopo che fosse stata regolarmente costituita
una Società Anonima per azioni, col capitale non inferiore
ad un milione di lire, avrebbe ceduto gratuitamente, per la durata
di 45 anni, all'unico scopo di istituirvi e mantenervi un grande
Giardino Zoologico la zona di terreno sopra indicata, della superficie
di circa 11 ettari.
Il compromesso prevedeva che il Giardino Zoologico dovesse essere
degno della città, sia per grandiosità di impianti,
sia per razionalità di ordinamento, sia per la molteplicità,
varietà e rarità degli animali che vi sarebbero accolti,
determinando, peraltro, che trattandosi nella specie di una concessione
a termine restava escluso che Ia Società concessionaria potesse
acquistare qualsiasi più remoto diritto reale sopra la zona
concessa.
Da sua parte il Comune impegnavasi a corrispondere un contributo
annuale di lire 20.000, col patto espresso che dopo venti anni di
esercizio avrebbe avuta facoltà di riscattare il Giardino
Zoologico e di acquistare il libero possesso e la libera disponibilità
di tutte le costruzioni, opere e piantagioni, mediante una indennità
gradualmente decrescente in ragione del tempo trascorso. Ove poi
la concessIone fosse mantenuta per tutta la durata dei 45 anni il
Comune, alla scadenza, avrebbe avuto il libero possesso di tutte
le costruzioni, opere, piantagioni ecc., con diritto di acquistare
gli animali tutti al prezzo che sarebbe stato determinato da un
Collegio arbitrale. In casi ,di inadempienza da parte della Società
alle disposizioni contrattuali, le costruzioni, le opere, le piantagioni
sarebbero rimaste senz'altro a disposizione del Comune.
Il progetto Hagenbeck
I promotori promettevano di creare un Giardino Zoologico che
non solo avrebbe "lasciato indietro di gran lunga i giardini
zoologici di Parigi, Berlino ecc. costruiti con i vecchi sisterni,
ma avrebbe superato anche, a giudizio dello stesso Carlo Hagenbeck,
perfino quello di Amburgo per le meravigliose condizioni di clima
che permettono sia una migliore acclimatazione degli animali, sia
un completo adattamento e sviLuppo della lussureggiante flora. Je
vous ai promis - scriveva Carlo Hagenbeck - de faire un Jardin,
qui sera plus intéressant encore que mon Jardin à
Stellingen, parce que, à cause du climat excellent Je peux
le faire plus beau en réunissant la zoologie et la botanique,
ce qui m'est impossible ici dans le Nord. Je pense arranger le Jardin
Zoologique à Rome d'une manière qu'il représentera
un lnstitut qui pourra concourir dans tous les rapports avec n'importe
quel lnstitut de ce genre...".
Questa prospettiva destava un interessamento vivissimo nella cittadinanza
e dava argomento ai tecnici di discussioni quanto mai lusinghiere.
Né sembrava allora che l'iniziativa si dovesse limitare alla
costituzione di una collezione zoologica; si vagheggiava altresì
la creazione di un ridente Giardino botanico, nel quale gli animali
si potessero trovare, in quanto possibile, nel loro naturale ambiente,
visto che il nostro clima si presta allo sviluppo della flora di
qualsiasi regione. In tal modo si chiedeva che il nuovo Giardino
dovesse riuscire un Museo non solo della fauna vivente, ma altresì
della più caratterstica flora delle diverse regioni del mondo.
indice
La concessione dell'area da parte del Comune e la costituzione
della Società Anonima
Con questa luminosa prospettiva il Consiglio Comunale approvava
il compromesso sopra indicato, nella seduta del 10 e 22 luglio 1908,
coll'obbligo per i promotori di costituire regolarmente la Società
entro il termine improrogabile di 10 mesi; e all'uopo si formava
un Comitato esecutivo per la costituzione della Società stessa,
a capo del quale era l'On.le Barone Giorgio Sonnino, Senatore del
Regno. Ne facevano parte, oltre il Cav. Villanis e l'Avv. Ferrini
e il Sig. Carlo Hagenbeck, i Sigg. Comm. Dott. Paolo De Vecchi,
Conte On. Guido Gabrielli Falconieri di Carpegna, Comm. Prof. Guido
Cora, Avv. Samuele Ottolenghi, Conte Giuseppe Franchi Verney, Comm.
Prof. Antonio Carruccio, Direttore del R. Istituto Universitario
di zoologia, Cav. Uff. Prof. Giuseppe Cuboni, Direttore della Stazione
di Patologia Vegetale, Comm. Giorgio Wurts, P. Pietro Paolo Mackey,
Marchese Prof. Giuseppe Lepri, On. Antonio Cefaly, Marchese lng.
Carlo Centurione, Principe Don Francesco Chigi.
Mentre l'Hagenbeck procedeva alla compilazione del progetto tecnico,
il Comitato promotore dava opera attiva per valorizzare l'iniziativa
e favorire la sottoscrizione delle azioni. A tale effetto indiceva
una pubblica adunanza al Collegio Romano, perché Carlo Hagenbeck
potesse esporre il proprio progetto. Nell'occasione l'On. Cermenati,
valente cultore delle scienze naturali, con una improvvisazione
quanto mai brillante, illustrava nei suoi vari aspetti il nobile
scopo "Se Noè, - concludeva - come racconta la Bibbia,
riuscì ad adunare tutti i rappresentanti degli animali nella
sua arca che ,divenne per ciò un completo Giardino Zoologico
galleggiante, nel Giardino Zoologico sistema di Hagenbeck, che sarà
il non plus ultra del genere, avremo non soltanto la riproduzione
del vascello biblico, ma addirittura la risurrezione nel secolo
ventesimo del remotissimo, leggendario paradiso terrestre".
La propaganda dava i risultati sperati.
La Società Anonima era costituita sui primi del 1909 e, in
data 18 marzo, se ne partecipava la costituzione al Comune. Il Consiglio
di Amministrazione composto del Barone Sonnino, Presidente, e dei
Sigg. Marchese Carlo Centurione, Avv. Carlo Castellani, Cav. Riccardo
Villanis, Cav. Antonio Boggio, principe Francesco Chigi, Segretario,
il 16 aprile successivo, autorizzava il Presidente alla stipulazione
del contratto col Comune col quale la Società faceva proprio
il compromesso stipulato dai promotori alle condizioni predisposte,
che venivano redatte in atto pubblico l'8 maggio 1909.
Dopo ciò si iniziarono senz'altro i lavori di costruzione
del Giardino, in base al progetto Hagenbeck che rispondeva per verità
alle promesse fatte come apparisce chiaramente dall'acclusa pianta.
Per la costruzione delle caratteristiche rupi I'Hagenbeck si valeva
dell'opera dell' lng .Eggenschwiller, specialista in materia; per
quella dell'ingresso del Giardino, dell'lng. Barluzzi, cui si deve
il bellissimo artistico disegno.
Alla fine di ottobre del 1910 i lavori erano compiuti. Le spese
d'impianto erano ammontare a lire 1.477.147,90.
L'organismo del Giardino
Il Giardino Zoologico non si estendeva
allora su tutto lo spazio concesso dal Comune. La zona di Valle
Giulia e il piano del colle dove sono tuttora alberi di gelsi, dal
cascinale alle uccelliere, era riservato alle cosiddette Attrattive
che peraltro non ebbero mai attuazione. Il gran viale centrale,
detto dei pappagalli, perché dovevano figurarvi quà
e là animali di questa specie, non sboccava come ora al piazzale
di ingresso, ma si arrestava all'allineamento del Grande Viale della
Villa detto delle Uccelliere, e aveva comunicazione coll'ingresso
del Giardino per piccoli viali serpeggianti fra le case delle scimmie.
Sul viale dei pappagalli si aveva a destra la casa della giraffa
e il reparto delle antilopi, a sinistra la casa delle scimmie e
il recinto dei cervi e dietro questi il cascinale dei bisonti e
dei bufali: nel fondo, a confine di Via Aldrovandi, sorgevano le
uccelliere e le grandi gabbie dei rapaci.
Di fronte al piazzale d'ingresso aprivasi il reparto degli struzzi,
dei nandù e dei casuari: poi, girando sulla destra, trovavasi
la Casa dei pachidermi e dei tapiri presso la quale elevavasi alta
e scoscesa una rupe artificiale, riproducente la punte del monte
Cervino, destinata agli stambecchi, ai camosci, alle capre selvatiche.
Avanzando ancora, si incontrava la caverna rocciosa degli orsi bruni
e appariva la splendida vista del lago, dominato sulla destra dal
grande edificio del Ristorante, che occupava l'altura. Oltre questo,
superato il recinto dei canguri, e lasciate a destra la caverna
dei rettili e delle testuggini e più giù le gabbie
dei lupi e degli sciacalli, si giungeva ad un altro piazzale, fronteggiato
dalla roccia degli orsi bianchi, la quale aveva in basso, con un
salto a picco, il bacino delle foche, creando un artistico panorama
polare. Prendendo la via del ritorno, dopo i reparti delle renne
e delle zebre apparivano le vaste rupi dei grandi felini con iene,
tigri, e leoni di fronte alle quali svolgevasi il "Paradiso"
così chiamato a ricordo del biblico Giardino, riservato
ad una numerosa famiglia di erbivori di ogni specie. L'organizzazione
del Giardino - per quanto incompleta - rispondeva pertanto fin dall'inizio
al programma dei promotori, e a questa nobile iniziativa prendeva
vivissima parte S. M. il Re, che, per ben due volte, recavasi ad
osservare l'esecuzione dei lavori.
indice
L'arrivo degli animali
Il 2 novembre, dopo otto giorni di viaggio,
giungeva da Amburgo il treno che conduceva gli animali destinati
a popolare i diversi reparti; e la cittadinanza assisteva con vivo
interessamento allo strano corteo, che nelle ore notturne, dalla
stazione ferroviaria trasportava gli animali alla Villa Umberto.
Passarono a volta a volta avanti agli occhi stupiti del pubblico,
quasi si sfogliasse un album zoologico, giraffe, struzzi, leoni,
bisonti, tigri, bufali, leopardi, zebre, una infinita varietà
di scimmie e poi foche, ippopotami, elefanti, serpenti, oltre a
grande varietà di uccelli. L'impressione fu enorme.
Intanto, avendo il Barone Sonnino rassegnate le dimissioni, veniva
sostituito nell'ufficio di Presidente del Consiglio di Amministrazione
dal Principe Francesco Chigi, ed in sostituzione del Cav. Villanis
entrava a far parte del Consiglio il Cav. Martinori. Alla Direzione
tecnica era chiamato il Dr .Knottnerus-Meyer.
L'inaugurazione del Giardino
Alla cerimonia dell'inaugurazione - preceduta
da una vernice per i giornalisti - intervenivano numerosi invitati
e fra le diverse Autorità S. E. Vicini in rappresentanza
del Governo, S. E. Luciani sottosegretario alla Agricoltura, il
Sindaco Nathan e il Prefetto Anarratone.
Il Principe Chigi, portando il saluto suo e dei colleghi del Consiglio
alle Autorità intervenute, pronunziava un breve discorso
per illustrare specialmente lo scopo educativo della istituzione.
"Roma - diceva - che in una nuova era di civiltà e di
progresso affascina il mondo con i ricordi della sua antica grandezza
e col suo morale immutato prestigio, oggi raccoglie le belve non
per eccitar violenti e crudeli sentimenti nel suo popolo, ma per
curarne la nobile cultura, per fargli conoscere da vicino una delle
più belle manifestazioni della natura, qual'è la grande
e meravigliosa variata serie delle forme animali" A lui si
associavano S. E. Luciani, che vivamente compiacevasi dell'opera
di civiltà, di educazione e di decoro compiuta dalla Società,
ed infine il Sindaco Nathan, il quale, polemizzando con quei poeti
ed artisti che avevano protestato contro l'istituzione del Giardino
Zoologico nella Villa Umberto I, considerandola opera vandalica,
perché deturpava un romantico ritrovo, si domandava se, di
fronte all'artistica bellezza dell'opera eseguita, il vandalismo
esercitato non avesse costituito cosa degna di Roma!
Dopo che le Autorità ebbero visitato tutti i reparti, interessandosi
vivamente di ogni dettaglio, il pubblico, che malgrado il cattivo
tempo si affollava all'ingresso, era ammesso al Giardino. Il successo
fu completo e gli apprezzamenti della cittadinanza entusiastici,
tanto che nel sabato di Pasqua si contavano 9.000 visitatori. L'affluenza
nei primi tempi fu veramente notevole.
indice
L'intervento del Comune per rilevare l'Azienda
Le benemerenze acquistate dai promotori col dar vita a così
nobile istituzione, i sacrifici da essi compiuti
per assicurarne l'avvenire, meritano di essere segnalati, e a buon
diritto apprezzati, oggi che il Giardino Zoologico ha potuto raggiungere
pienamente lo scopo che essi si proponevano. Senza il loro entusiasmo
e la loro abnegazione forse Roma non avrebbe una istituzione, che,
nei rapporti culturali e di pubblico decoro, è veramente
degna della rinnovata grandezza dell'Urbe.
Purtroppo il sopravvenuto stato di guerra, privando ogni giorno
più l'Azienda delle necessarie risorse economiche, creava
all'Azienda stessa condizioni quanto mai difficili: e forse Roma
avrebbe assistito alla graduale distruzione delle collezioni zoologiche,
faticosamente raccolte o alla loro dispersione, se l'Amministrazione
Municipale, presieduta dal Sindaco Principe Prospero Colonna, non
avesse sentito il dovere di intervenire per dare all'istituzione
nuova e sicura vita.
Con la coscienza di questo dovere l'Amministrazione Municipale ritenne
che non fosse il caso di limitare il suo intervento soltanto al
recupero della disponibilità dell'area e dei manufatti, ma
di avvalersi della facoltà di acquisto delle collezioni degli
animali, dei mo- bili, delle scorte ecc. per rilevare in pieno l'Azienda.
Trattative condotte in tale senso con vivo interessamento e persistente
tenacia del reggente la direzione dei Giardino, Cav. Amadori, ebbero
infatti l'esito che si sperava e che la cittadinanza concordemente
auspicava.
Così la Giunta Municipale, con decisione 10 novembre 1917,
assunti i poteri del Consiglio, autorizzava la conclusione del contratto
di acquisto delle collezioni zoologiche, riservando al Consiglio
di pronunziarsi sulla forma con la quale l'Azienda avrebbe dovuta
essere gestita dal Comune. Questo provvedimento era ratificato dal
Consiglio Comunale il 14 dicembre 1917, e, per effetto di esso,
a partire dal 20 novembre 191 7, il Comune di Roma assumeva la gestione
diretta del Giardino.
Le collezioni zoologiche
Naturalmente bisognava procedere ad una
opera di ricostituzione, specialmente per quanto riguardava le collezioni
zoologiche. Per verità il Giardino nel suo primo impianto
aveva una fauna notevole.
Al 1° gennaio 1914 infatti le collezioni segnavano la seguente
consistenza:
Esemplari
Specie
Mammiferi (Mammalia) 282 104
Uccelli (Aves) 682 181
Rettili (Reptilia)
56
35
Anfilbi (Amphibia)
9 6
Totale 1029
326
Questo patrimonio passava purtroppo in possesso
del Comune fatalmente assottigliato per le perdite subite senza
risarcimenti; né in condizioni migliori erano ridotte le
diverse costruzioni a causa della deficiente manutenzione.
Comunque si deve riconoscere che la struttura del Giardino era tuttora
efficiente: mentre per lo sviluppo della flora, aveva raggiunto
un migliore organismo scenografico.
C'era quindi quanto bastava perché il Giardino, affidato
alle cure dell'Amministrazione Municipale, potesse assurgere a uno
stato di vera floridezza.
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