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Dentro l’uovo nessuna sorpresa: solo maschi

Salgo le scale della lunga gradinata e sono a corto di fiato quando finalmente arrivo alla grande voliera, Marco mi aspetta lì.

«Eccolo qui», mi dice indicando l’interno del recinto. Parlandomi, continua a camminare lungo il perimetro della rete di acciaio che ci separa dalla moltitudine di uccelli africani che popolano l’exhibit, «lo vedi? Ci segue come farebbe un cane». In effetti è così, Ugo ci segue con un passo goffo dopo l’altro e quando ci fermiamo si ferma anche lui.

«Perché?» Gli chiedo.

«Perché è stato cresciuto dai keeper e gli animali tirati su a mano diventano molto confidenti con l’uomo».

Ugo è un bucorvo abissino, un grande uccello di quattro chili di peso che vive nelle aree desertiche tra l’Etiopia, la Somalia e il nord del Kenya. La pelle glabra che si allarga in una sacca sotto la gola è di un blu intenso e le numerose macchie rosso vivo mi ribadiscono, oltre al nome già abbastanza esplicito, che è un maschio. La femmina, infatti, ha la sacca golare interamente blu.

«Aspettami qui, ti faccio vedere una cosa», mi dice avviandosi verso un cancelletto di metallo che dà accesso all’interno della voliera. Dopo un attimo è dentro insieme a cicogne, spatole e gru coronate. Prende un grosso rastrello e inizia a raccogliere foglie e rami in un piccolo cumulo. Ugo si avvicina curioso e con la stessa solerzia con cui Marco raccoglie le foglie, lui le sparpaglia nuovamente tutto intorno. «È convinto di aiutarmi a pulire il recinto. Cerca in tutti i modi di interagire con me o con i miei colleghi. Se poi è “solo” con gli altri uccelli della voliera lo fa con il pubblico oltre la rete. Prova a fare amicizia con tutti».

Mentre Marco parla, Ugo si allontana. Lo vedo dondolare da una zampa all’altra mentre sicuro si dirige nel punto del recinto dove i guardiani distribuiscono il cibo. I bucorvi sono carnivori e in natura si nutrono di serpenti, rane, piccoli mammiferi, insetti, altri uccelli e non rifiutano le carogne. 

Al Bioparco li sfamiamo con topi e pulcini che sono già passati a miglior vita. Sì, quello che ora pende dal grande becco nero di Ugo è proprio un topo. 

Ma perché lo porta a spasso nel becco?
Quello a cui assisto è tanto incredibile quanto disgustoso. Si avvicina a Marco e gli infila il topo nella tasca della divisa. Marco, per niente infastidito, sorride, «mi ha portato un regalo. È un comportamento naturale per i bucorvi. I maschi in natura usano portare in dono alla femmina il cibo, soprattutto mentre cova le uova».

«È molto romantico», dico prima di riuscire a trattenermi e pensando di aver detto una cosa assurda agli occhi di una persona con una “visione scientifica” di quegli animali.

Con grande sorpresa Marco mi risponde: «incredibilmente romantico, i bucorvi si scelgono per la vita e una volta formate le coppie restano fedeli».

«Allora perché Ugo non ha una compagna?» Chiedo.

«Ce l’aveva, si chiamava Nina, sono stati insieme 15 anni. Ugo era gelosissimo. L’unica volta che è stato aggressivo con me è stato quando per motivi di salute abbiamo dovuto portare la femmina dal veterinario. Stupidamente ho pensato che Ugo avrebbe assistito alla cattura standosene tranquillo in un angolo, invece è diventato una furia e in un attimo me lo sono ritrovato sulla testa».

Timidamente chiedo, «Nina non c’è più?»

«Purtroppo ci ha lasciato nel 2017. Era molto più vecchia di Ugo, abbiamo stimato avesse più di 40 anni quando è morta. Era già qui quando è nato il Bioparco».

«Sono passati cinque anni dalla morte di Nina. Perché non gli avete trovato un’altra compagna?»

«Perché è praticamente impossibile trovare femmine di bucorvo abissino in cattività. Abbiamo chiesto a molti zoo, ma tutti hanno solo maschi. In cattività nascono praticamente solo maschi».

Lo guardo interdetta, «solo maschi?» Ora sono veramente curiosa di sapere perché.

«Non si sa», mi dice Marco, «forse un problema genetico nelle femmine. Negli uccelli sono le femmine a determinare il sesso del pulcino».

A differenza della specie umana dove è il maschio ad avere i cromosomi sessuali differenti (XY) e a determinare di conseguenza la nascita di un maschio (XY) o di una femmina (XX), negli uccelli è esattamente il contrario: sono le femmine ad essere portatrici della coppia di cromosomi sessuali diseguali (ZW) e i maschi di quella di cromosomi uguali (ZZ). Per questo motivo anomalie genetiche che colpiscano quel punto del patrimonio genetico delle femmine possono comportare nascite abnormi di un sesso piuttosto che di un altro.

«È un gran peccato», dico dando voce ai miei pensieri.

«È un problema», rincara Marco, «perché il bucorvo abissino è una specie a rischio di estinzione e la riproduzione in cattività è importante. Purtroppo di bucorvi negli zoo non ce ne sono molti e, sebbene si faccia molta attenzione a non far riprodurre i consanguinei, può accadere che i difetti genetici escano fuori. Noi però non ci scoraggiamo e speriamo di trovare presto una femmina per Ugo. Nel frattempo, lui si farà amico qualcuno nella grande voliera come fece anni fa con lo storno splendente. Lo riempiva di “regali”, insetti soprattutto, ma anche lombrichi e vermi vari».

«Spero proprio che riusciate nell’impresa», dico guardando Ugo che nel frattempo si è allontanato da noi, «che troviate una compagna per lui e che si possa tornare a sperare che dalle loro uova finalmente esca una femmina».

Marco annuisce e io a malincuore lo saluto, ma lui mi trattiene, «aspetta un attimo», dice e indica Ugo.

Il grande uccello nero stringe qualcosa di umido e piumoso nel becco. Si avvicina alla rete e infila il becco tra le maglie, poi aspetta. Aspetta che io apra la mano e accetti il suo “regalo”: un pulcino morto già in parte mangiucchiato. Alzo lo sguardo e trovo quello di Marco che sorride divertito.

Non posso rifiutare.

Apro la mano e l’avvicino al grande becco, dopo un secondo una sensazione di freddo e bagnato mi invade. Mai nessuno mi aveva fatto un regalo così “particolare”.

«Grazie Ugo», dico prima di allontanarmi.