PROGETTO SULLA ZEBRA DI GREVY DEL KENYA SETTENTRIONALE

Dove vive la Zebra di Grevy?​

La Zebra di Grevy è distribuita unicamente nel Corno d’Africa, nello specifico in Etiopia meridionale e nel Kenya settentrionale (probabilmente anche nel Sudan meridionale).

In passato, invece, occupava interamente queste regioni e il suo areale includeva anche Somalia, Gibuti ed Eritrea.

Il Bioparco ospita diversi individui di questa specie, ora a rischio estinzione. Le principali minacce alla sua sopravvivenza, infatti, sono dovute alla deviazione dell’acqua dai fiumi per l’irrigazione, alla competizione con il bestiame domestico e al bracconaggio per la carne e la pelle.

L'impegno del Bioparco

Il Bioparco si è impegnato nella protezione di questa specie a rischio, collaborando al Progetto sulla Zebra di Grevy del Kenya Settentrionale, cioè il “Northern Kenya Grevy’s zebra Project” (NKGZP), al fianco del Marwell Wildlife (Winchester, Regno Unito‎).

Il Marwell Wildlife è un’organizzazione inglese che collabora sul piano internazionale con fondazioni affini.
Il suo scopo è salvaguardare e fare sulle specie minacciate.

Per raggiungere questo obiettivo è importante:
• riconoscere il ruolo centrale delle persone per la conservazione della specie;
• collaborare con le comunità locali;
• ricercare uno stile di vita sostenibile per la fauna selvatica.

Gli studi sulla Zebra di Grevy

Nel novembre del 2012, il Kenya Wildlife Service (KWS) e il Comitato Tecnico per la Zebra di Grevy (GZTC) hanno completato l’ultimo sondaggio nazionale sulla zebra di Grevy.

Il sondaggio serve a esaminare l’andamento della popolazione keniota di questa specie, dopo l’ultima indagine compiuta nel 2008.

Lo studio ha evidenziato una popolazione di circa 2.647 individui, risultato quasi identico a quello ottenuto nel 2008 (2.450 individui).

Quindi, la popolazione keniota è, al momento attuale, stabile.

Le stime per le popolazioni della specie in Etiopia suggeriscono, invece, un calo del 90% in tutto il Paese con una stima di 1.900 animali nel 1980, 577 animali nel 1995, e un ulteriore calo a 110 nel 2003.

L’aggiornamento più recente stima 126 zebre di Grevy rimaste in Etiopia.
Tuttavia, si tratta di stime dedotte da segnalazioni verbali perché è dal 2003 che non si procede attraverso un’indagine formale.

Un rappresentante delle Autorità che si occupa della conservazione della fauna selvatica in Etiopia, durante un workshop in Kenya nel 2012, ha riferito che esemplari di zebra di Grevy persistono ancora nel suo Paese, ma solo in numeri molto piccoli.

Sembra, però, che gli avvistamenti nella Alledeghi Wildlife Reserve, a est di Addis Abeba, abbiano un aumento marginale (111-143 capi), minimo rispetto al censimento del 2003.

Si ritiene, purtroppo, che gli esemplari dell’estremo sud dell’Etiopia siano ulteriormente diminuiti in questi ultimi anni: una popolazione di 22 e un’altra di 10 animali.

Il progetto sulla Zebra di Grevy

Il progetto sulla Zebra del Grevy prevede la fornitura di collari per gli animali (radio-tracking) e la creazione di un database di foto per identificare i singoli individui.

Quest’ultimo è un mezzo utilissimo per monitorarne i movimenti e quindi la distribuzione e l’abbondanza in natura.
Il progetto necessita di un investimento di 30˙000 euro.

Coinvolgerà molti veterinari e prevederà escursioni sul campo per la cattura degli animali, esecuzione delle foto identificative tramite trappole fotografiche e gestione del database per 12 mesi.
La banca dati nazionale di identificazione mediante le strisce si è ormai radicata nella strategia nazionale della conservazione per la specie.

Ora è uno strumento fondamentale per la conservazione a lungo termine della zebra di Grevy.

AVVISO

In relazione alla documentata circolazione di West Nile Virus a Roma e nel Lazio, si suggerisce di adottare le misure indicate dal Ministero della salute Ministero della Salute – West Nile, cosa c’è da sapere.

In particolare si tratta di misure idonee a ridurre la possibilità di punture di zanzare che sono vettori del virus, quali: repellenti cutanei, abiti chiari e idonei a ridurre l’esposizione cutanea.

Il Bioparco ha già messo in atto misure di contenimento della proliferazione delle zanzare e fornirà ai visitatori che ne sono sprovvisti il repellente cutaneo da usare all’ingresso.